Shadow Warrior 3 – Recensione

PC PS4 Xbox One

Lo Wang è tornato, ed è più carico che mai! Dopo le varie innovazioni strutturali del secondo capitolo, gli sviluppatori di Flying Wild Hog cambiano in parte la strada intrapresa. La fortuna avrà arriso a Shadow Warrior 3? Scopriamolo assieme.

Sviluppatore / Publisher: Flying Wild Hog / Devolver Digital Prezzo: 49,99€ Localizzazione: Assente Multiplayer: Assente PEGI: 18 Disponibile Su: PC (Steam, GOG.com), PS4, Xbox One Data di Lancio: 1 marzo

L’energia di Lo Wang ha qualcosa di assolutamente dirompente che non può lasciare indifferenti. Combina la genuinità di un bambino, la sfrontatezza di un adolescente e l’energia di un universitario.




Una combinazione esplosiva che rende le sue avventure uniche nel panorama degli sparatutto in prima persona, capace di fornire quella spinta in più che a volte manca nel gameplay vero e proprio.

SHADOW WARRIOR: POCO SHADOW, MOLTO WARRIOR

L’ultimo capitolo del franchise prodotto da Devolver Digital torna alle origini della propria natura di FPS vecchio stile: niente più moderata generazione procedurale (si trattava di mix sempre diversi di una manciata di variazioni pre-progettate) e tonnellate di modificatori, ma rimane il ritmo serrato, senza che venga richiesto un grande sforzo tattico-mentale durante i combattimenti. Al tempo stesso, Shadow Warrior 3 prende spunto da alcuni trend ormai consolidati da anni aggiungendo un tocco personale. Sto pensando alle mosse “finisher” che, oltre a essere particolarmente sanguinolente, strappano dal corpo dilaniato della nostra vittima la loro arma. Queste “gore weapon” finiscono in nostro possesso per un tempo limitato, e sta a noi sfruttarle nel modo migliore, visto che ognuna di loro dà il meglio in condizioni specifiche.

Shadow Warrior 3

Un lanciagranate carico è tutto quello che ci serve per fare piazza pulita.

Il parterre di mostri va ovviamente ampliandosi di livello in livello, così come la quantità di nemici da affrontare in ogni arena. Questo crescendo di aberrazioni demoniache non va però di pari passo con una varietà delle situazioni di combattimento. La maggior parte delle arene è pericolosamente simile tra di loro, sia nelle dimensioni che nella struttura: spazi circolari con due, massimo tre livelli di verticalità, qualche piattaforma e un paio di passaggi per muoversi velocemente tagliando da una parte all’altra. In qualche occasione troviamo alcuni meccanismi di morte da attivare, di solito enormi rulli che spazzano via chiunque si trovi sulla loro traiettoria; si tratta però più di un’eccezione che della norma nel corso delle peripezie di Lo Wang, che a me hanno richiesto poco meno di sette ore per essere completate.

DAL PUNTO DI VISTA TECNICO, SHADOW WARRIOR 3 APPARTIENE ALLA SCORSA GENERAZIONE

Il comparto tecnico è un altro aspetto che presta il fianco a qualche critica, e si nota a partire dalla lista di piattaforme per cui Shadow Warrior 3 è disponibile: niente console di ultima generazione, che proprio un bel segno non è. La scarsa modernità della tecnologia che muove questo titolo si nota soprattutto quando arriviamo a tu per tu con i nemici per affettarli con la nostra spada, il che succede di continuo: i modelli poligonali e le loro texture denotano in maniera evidente l’appartenenza a una generazione precedente. Si notava già nel capitolo precedente, figuriamoci adesso. A dire il vero, comunque, a me sono molto piaciute le ambientazioni e in generale il mondo di gioco in cui ci muoviamo; sarà per i giochi di luce, sarà per lo stile giapponese feudale, per le pagode e le foreste di bambù (forse), ma devo dire che mi sono spesso fermato a guardare l’orizzonte e il panorama che mi circondava. Tanta roba.

TRA PARKOUR E MASSACRO

Proprio grazie a questi bellissimi scenari acquisisce ancora più merito la consistente parte di gioco di parkour in cui sfruttiamo le abilità da ninja di Lo Wang. Mi è rimasto impresso uno degli ultimi livelli, che ho passato quasi interamente a correre a manetta, tra un doppio salto, una scalata verticale e un lancio dell’ormai immancabile rampino, che trova i suoi momenti di gloria non solo nelle sezioni di spostamento acrobatico ma anche nelle arene di combattimento. Visto che siamo fluidamente tornati a parlare di quando volano proiettili e fendenti di katana, vorrei spendere una buona parola anche per le armi in dotazione. Certo, un paio di loro sono diventate le mie preferite, vista la capacità di abbattere demoni di grossa taglia, ma anche altre che avevo fin dalle prime fasi di gioco si sono mostrate più che utili.

Shadow Warrior 3

Già il primo livello mette in mostra panorami affascinanti.

Gli SMG da imbracciare rigorosamente in coppia, per esempio, hanno tenuto a bada con estrema efficienza orde e orde dei nemici kamikaze che mi si gettavano addosso con fuochi d’artificio al posto delle mani, con tanto di urlo continuo che mi faceva tornare alla mente il mitico Sam Stone. Questi però hanno la testa. Peccato di nuovo che, come già accennato in precedenza, la ripetitività delle arene di combattimento dà quasi l’impressione di essere finiti in un cruentissimo giorno della marmotta, in cui il massacro si ripete sostanzialmente uguale a se stesso ogni dieci minuti. Su questo fronte si va a aggiungere la totale assenza di una qualsivoglia modalità multiplayer, nemmeno in co-op, che andrebbe ad aumentare la rigiocabilità di Shadow Warrior 3; al momento attuale, non c’è davvero motivo di riprenderlo in mano dopo aver finito la campagna.

Shadow Warrior 3 Recensione

La katana è letale e inonda lo schermo di sangue.

La prima run, per lo meno, fila via che è un piacere, in buona parte grazie alla carica del protagonista e all’interazione con i suoi comprimari, con i quali si lancia in piani quantomeno improbabili, del cui risultato non vi voglio dire niente per evitare spoiler. L’aspetto importante, però, è che la leggerezza del tono, accompagnata da musiche semplicemente perfette per sottolineare le note comiche, riesce sempre a colpire nel segno e a strappare un sorriso, che spesso arriva dall’assurdità generale della situazione, ancor più che dalle battute di Lo Wang, che gli sceneggiatori di Flying Wild Hog ci regalano con una buona dose di auto-consapevolezza adolescenziale.

In Breve: Se durante la lettura della recensione vi è sembrato che passassi di continuo tra pregi degni di nota e difetti ormai difficili da accettare, avete colto il segno dell’esperienza. Armi di pregevole fattura da una parte, arene di combattimento blande e ripetitive dall’altra; scenografie e world setting di tutto rispetto da un lato, e modelli dei nemici di (almeno) una generazione fa dall’altro. Storia simpaticissima, ma senza nemmeno un co-op per ritornarci con gli amici. Insomma, ci siamo capiti: luci e ombre. Shadow Warrior 3 rimane un titolo che soddisferà appieno gli appassionati del franchise, ma su tutto è la predibilità del level design che mi ha fatto storcere il naso. Stiamo pur sempre parlando di un FPS.

Piattaforma di Prova: PC
Configurazione di Prova: Intel i7-7700k (4.2 Ghz), Geforce GTX 1080 8GB, 8GB RAM, HDD
Com’è, Come Gira: Nessun problema di sorta nemmeno a risoluzione 3840×2160 e livello alto di dettagli, ma ho trovato diversi bug che mi hanno obbligato a ricaricare il check point precedente, e ho incontrato qualche demone bloccato in aree di gioco apparentemente libere.

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Pro

  • Gun play soddisfacente / Parkour divertente in mezzo a scenari affascinanti / Lo Wang è un adorabile deficiente.

Contro

  • Arene di gioco ripetitive / Assenza di modalità multiplayer / Diversi bug qua e là.
7.5

Buono

Dopo traverse vicende in alcune cittá italiche, il nostro Solar Nico é sbarcato in terra d’Albione. Se da una parte ancora si da alla ricerca matta e disperata di un parco (ma anche un praticello va benissimo) per approfittare di qualsiasi mezza giornata di sole londinese, dall’altra Nicoló ha rassegnato ogni speranza all’idea di stare al passo della propria, sempre crescente, libreria Steam.

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